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La tutela dell’Ambiente nella legge costituzionale 11 febbraio 2022, n. 1, “Modifiche agli articoli 9 e 41 della Costituzione in materia di tutela dell’ambiente” (pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 44 del 22-02-2022)

Dopo reiterati, quanto vani, tentativi di modificare il testo dell’art. 9 della Costituzione, dedicato alla tutela del paesaggio (oltre che del patrimonio storico e artistico), il legislatore approda, finalmente, all’importante risultato di introdurre espressamente la tutela dell’ambiente all’interno della Costituzione medesima, con ciò adeguandola – sotto tale profilo – alle Carte Costituzionali più recenti e permeate di sensibilità ambientale (es. art. 45 della Costituzione spagnola del 1978[1]).

Rileva, in tal senso, il nuovo testo dell’art. 9, Cost., in chiusura del quale è ora inserito un nuovo comma a tenore del quale la Repubblica “tutela l'ambiente, la  biodiversita'  e  gli  ecosistemi,  anche nell'interesse  delle  future  generazioni.  La  legge  dello   Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”.

Non solo, quindi, fa espresso ingresso nel nostra “Carta fondamentale” la tutela dell’ambiente, oltre il profilo meramente estetico-paesistico che già emergeva dal comma 2 del medesimo art. 9 quanto alla tutela del paesaggio, ma il legislatore affianca al nuovo valore “contenente” ulteriori valori ad esso contigui  e “contenuto” dello stesso, quali la “biodiversità” e gli “ecosistemi”.

E’ nota, al riguardo, la provvidenziale evoluzione giurisprudenziale sviluppatasi in relazione alla tutela del diritto alla salute di cui all’art. 32 della Costituzione, concretizzatasi nell’affermazione del “diritto ad un ambiente a salubre” (Cass. SS.UU. N. 5172/1979)[2], ma altro è un’interpretazione giurisprudenziale integrativa e suppletiva di un vuoto normativo, altro è l’integrazione di quel vuoto attraverso lo strumento all’uopo previsto…

Di indubbio interesse è, inoltre, il richiamo all’interesse delle future generazioni, quale inedito ulteriore inserimento all’interno della Costituzione di un concetto ambientale fondamentale quale quello dello “sviluppo sostenibile” (altresì detto “equità intergenerazionale”) sancito per la proma volta dalla Conferenza ONU di Rio de Janeiro su Ambiente e sviluppo del 1992.

Ma v’è di più. Stupendo anche i più ottimisti paladini dell’ambiente la l. costituzionale n. 1/2002 contiene un ulteriore disposizione (art. 2) di modifica/integrazione del successivo art.41 dedicato alla libertà di iniziativa economica privata. Al riguardo risulta, infatti, precisato il limite negativo di tale libertà sì come dichiarato al comma 2 del medesimo articolo, tale che detta libertà “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno – ora  anche – alla salute, all’ambiente…” e, come era già prima della riforma, “…alla sicurezza, alla libertà, dignità umana”.

Quanto al limite positivo della menzionata libertà, sì come fissato al comma 3 del citato art. 41, è oggi precisato come la legge oltre che determinare i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali, dovrà indirizzare i medesimi programmi e controlli anche a fini “ambientali”.

La legge di riforma si conclude con un’art. 3 dove, riprendendosi la riserva di legge già definita al nuovo art.9, c. 3 della Costituzione per quanto concerne la disciplina dei modi e forme di tutela degli animali, si precisa come la legge medesima sarà applicabile anche alle Regioni a statuto speciale così come alle Province autonome di Trento e Bolzano.

La nuova normativa entra in vigore il 9 marzo 2022.

Avv. Marco Fabrizio

 

[1] L’art. 45 della Costituzione spagnola del 1978 recita: “Todos tienen el derecho a disfrutar de un medio ambiente adecuado para el desarrollo de la persona, así como el deber de conservarlo. Los poderes públicos velarán por la utilización racional de todos los recursos naturales, con el fin de proteger y mejorar la calidad de la vida y defender y restaurar el medio ambiente, apoyándose en la indispensable solidaridad colectiva. Para quienes violen lo dispuesto en el apartado anterior, en los términos que la ley fije se establecerán sanciones penales o, en su caso, administrativas, así como la obligación de reparar el daño causado.”.

[2] Secondo Cassazione a SS.UU. n. 5172/1979 “la protezione della salute non si limita all’incolumità fisica dell’uomo supposto immobile nella sua abitazione o solitario…., ma è diretta ad assicurare all’uomo la sua effettiva partecipazione mediante presenza e frequentazione fisica alle comunità familiare, abitativa, di lavoro e altre –(es. scolastica o sportiva)- , nelle quali si svolge la sua personalità” e pertanto la tutela “…si estende alla vita associata dell’uomo nei luoghi delle varie aggregazioni nella quali si articola e, in ragione della sua effettività, alla preservazione in quei luoghi, delle condizioni indispensabili o anche soltanto propizie alla sua salute…”, tale che la protezione della salute “…assume in tal modo un contenuto di socialità e di sicurezza, per cui il diritto alla salute, piuttosto (o oltre) che come mero diritto alla vita e all’incolumità fisica, si configura come diritto all’ambiente salubre”.

Rifiuti da Navi ed impianti portuali di raccolta

Con il D.lgs. 8 novembre 2021, n. 197, l’Italia si allinea alla disciplina europea.

Il 30 novembre 2021 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 285 (S.O. n. 41), il  D.lgs. n. 197/2021, “Recepimento della direttiva (UE) 2019/883, del Parlamento  europeo  e del Consiglio, del 17 aprile 2019, relativa agli impianti portuali di raccolta per il conferimento dei rifiuti delle navi che  modifica  la direttiva 2010/65/UE e abroga la direttiva 2000/59/CE” recante  la nuova disciplina finalizzata alla protezione dell'ambiente marino “…dagli effetti negativi degli scarichi dei rifiuti  delle  navi che utilizzano porti situati nel territorio dello Stato”,  nonche' emanata per “…garantire il buon funzionamento del traffico marittimo migliorando la disponibilita' e l'uso di adeguati impianti portuali di raccolta  dei rifiuti e il conferimento dei rifiuti stessi presso tali impianti” (art. 1), intendendo per “impianti portuali di raccolta” “qualsiasi struttura fissa, galleggiante o mobile  che  sia in grado di fornire il servizio di raccolta dei rifiuti delle navi” (lett. F, c. 1, art.2, D.lgs. in oggetto). In particolare il decreto sarà applicabile a: a) tutte le navi (ai sensi della lett. a, c. 1, art. 2, si intende per  «nave»:  un'imbarcazione  di  qualsiasi   tipo,   che   opera nell'ambiente marino,  inclusi  i  pescherecci,  le  imbarcazioni  da diporto, gli aliscafi, i veicoli a cuscino d'aria, i  sommergibili  e le imbarcazioni galleggianti),  indipendentemente  dalla  loro  bandiera,  che fanno scalo o che operano in un  porto  dello  Stato,  ad  esclusione de: a) le navi adibite a  servizi  portuali  ai  sensi  dell'articolo  1, paragrafo 2, del regolamento (UE) 2017/352 e  delle  disposizioni  di  cui all'art. 3, c. 1 del D.M. (Infrastrutture e trasporti)  27  aprile  2017, e con l'eccezione  delle navi militari e da guerra, delle navi  ausiliarie o di altre navi possedute o gestite da uno  Stato,  se  impiegate  solo  per  servizi statali a fini non commerciali;  b) tutti i porti dello Stato ove fanno abitualmente scalo le navi di cui alla lettera a). Una normativa ad hoc definirà la disciplina per le navi da guerra e militari.

La nuova disciplina regolamentare – che abroga la pregressa di cui al D.lgs. n. 182/2003 –

si snoda, in particolare, attraverso due titoli dedicati, rispettivamente, agli “Impianti portuali di raccolta” (tit. II, artt. 4 e 5) e al “Conferimento dei rifiuti delle navi” (tit. III, artt. 6-9).

Sotto il primo profilo rileva l’obbligo di dotare tutti i porti, in attuazione del Piano di raccolta e gestione rifiuti di cui al successivo art. 5 (e con oneri a carico del gestore del servizio) “… di impianti e di servizi portuali di  raccolta  dei  rifiuti  delle  navi  adeguati  a rispondere alle esigenze delle navi che vi fanno abitualmente  scalo, in  relazione  alla  classificazione  dello  stesso  porto,   laddove adottata,  ovvero  al  traffico  registrato  nei  tre   anni   solari precedenti all'anno di adozione del Piano, al fine di  assicurare  il rapido conferimento di detti rifiuti, evitando ingiustificati ritardi e garantendo nel contempo standard di sicurezza per l'ambiente e  per la salute dell'uomo raggiungibili con l'applicazione  delle  migliori tecnologie disponibili”. Il Piano, quale dovrà essere approvato e reso operativo, da parte delle Autorità competenti (Autorità del Sistema portuale, se istituite, oppure Autorità marittima ex art. 2, l. 84/1994), entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore del decreto, dovrà essere conforme al contenuto minimo di cui all’Allegato I, D.lgs. n. 197/2021 medesimo (art. 5, c. 1) e dovrà recare gli  adempimenti  e  le  modalita'  operative relative all'utilizzo degli impianti portuali di raccolta  “semplici e rapide” e tali da non determinare “ingiustificati ritardi alle navi”, a pena di indennizzo da prevedere all’interno del Piano medesimo (c. 10, art. 5 citato).

Nel contempo risulta ribadita l’applicabilità della disciplina ordinaria di cui alla parte quarta del D.lgs. n. 152/2006, relativamente alla gestione dei rifiuti di cucina e ristorazione derivanti da trasporti internazionali (c. 4, art. cit.).

Una disciplina ad hoc potrà, inoltre, essere prevista nel caso di “piccoli porti non commercialicaratterizzati soltanto da un traffico sporadico o scarso di imbarcazioni da diporto”, con possibilità di esenzione dalla disciplina di cui all’art. 5, cc. da 1 a 4 del decreto, a condizione, tuttavia, dell’esistenza di impianti portuali di raccolta integrati nel sistema di gestione rifiuti comunale e a condizione che le informazioni relative a siffatto sistema di gestione rifiuti siano messe a disposizione degli utenti dei porti medesimi.

Il titolo III disciplina, a propria volta, le modalità di “conferimento dei rifiuti”, dalla notifica anticipata ex art. 6 (da effettuare a cura dell’operatore delegato dall’armatore o dal comandante della nave, l’agente raccomandatario, o il comandante di nave ex D.lgs. 196/2005, diretto verso un porto dell’Unione, “con almeno 24 ore di anticipo rispetto all’arrivo se il porto di scalo è noto” oppure “non appena è noto il porto di scalo, qualora questa informazione sia disponibile a meno di 24 ore dall’arrivo; o al più tardi al momento della partenza dal porto precedente se la durata è inferiore a 24 ore” – art. 6, c. 1) alle modalità di conferimento vere e proprie (art. 7), sempre in conformità anche alla disciplina MARPOL. Un sistema di tariffazione, a carico delle navi di approdo, dovrebbe garantire la copertura dei costi di conferimento (art. 8).

E’prevista, peraltro, la possibilità di esenzioni dagli obblighi di cui agli articoli 6 (notifica anticipata), 7 comma 1 (conferimento rifiuti), e  8 (tariffa), quali potranno essere previste, da parte dell'Autorita' Marittima, a favore di una nave che fa scalo qualora  vi  siano prove sufficienti del rispetto delle seguenti condizioni: a) la nave  svolge  servizio  di  linea  con  scali  frequenti  e

regolari;  b) esiste un accordo che garantisce il conferimento dei rifiuti e il pagamento delle tariffe in un porto lungo il tragitto  della  nave che: 1) e' comprovato da un contratto firmato con  un  porto  o  con un'impresa di gestione dei rifiuti e da ricevute di conferimento  dei rifiuti;  2) e' stato notificato a tutti i porti  lungo  la  rotta  della nave  ed  e'  stato  accettato  dal  porto  in  cui  hanno  luogo  il conferimento e il pagamento, che puo' essere un porto  dell'Unione  o un  altro  porto,  nel  quale,  come  stabilito  sulla   base   delle informazioni comunicate per via elettronica in tale parte del sistema informativo, di monitoraggio e di applicazione di cui all'art. 13 e nel GISIS, sono disponibili impianti adeguati; c)  l'esenzione  non   incide   negativamente   sulla   sicurezza marittima, sulla salute, sulle condizioni di vita e di lavoro a bordo o sull'ambiente marino(art. 9, c. 1).

Concludono il decreto talune “misure esecutive” contenute nel titolo IV, artt. 10-16, dalle ispezioni del caso (da condurre a cura dell’autorità Marittima su almeno il 15% del numero totale di navi che fanno scalo nei propri porti ogni anno) alle comunicazioni e scambio di informazioni, fino alla formazione del personale addetto agli impianti di raccolta rifiuti (art. 15) e alle sanzioni (amministrative pecuniarie) del caso (art. 16).

 

Avv. Marco Fabrizio

Attrezzature e impianti di sicurezza antincendio.

Dal Decreto 1settembre 2021 del Ministero dell'Interno nuove regole per la manutenzione degli impianti antincendio.

 

Nella Gazzetta Ufficiale n.230 del 25-9-2021 è stato pubblicato il Decreto interministeriale (Interno e Lavoro e politiche sociali) Criteri generali per il controllo e la manutenzione  degli  impianti, attrezzature ed altri sistemi  di  sicurezza  antincendio,  ai  sensi dell'articolo  46,  comma  3,  lettera  a),  punto  3,  del   decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, quale nuova e importante disciplina sui criteri generali per il controllo e  la  manutenzione  degli impianti, delle attrezzature  e  degli  altri  sistemi  di  sicurezza Antincendio, ai sensi dell’art. 46, c. 3, lett. a) punto 3, del D.lgs. N. 81/2008, intendendo per “manutenzione” qualsiasi “operazione o intervento finalizzato a mantenere in efficienza ed in buono stato, impianti, attrezzature e altri sistemi di sicurezza antincendio” (art. 1, c,. 1, lett. a), D.M. in oggetto).

L’art. 3 del decreto, rubricato Controlli e manutenzione degli impianti e delle attrezzature Antincendio, detta le regole per la conduzione e la registrazione  degli interventi di manutenzione e dei controlli sugli impianti,  le attrezzature e  gli  altri  sistemi  di  sicurezza  antincendio, rinviando alle “…disposizioni  legislative  e regolamentari vigenti, secondo la regola dell'arte, in  accordo  alle norme tecniche applicabili  emanate  dagli  organismi  di  formazione nazionali o internazionali e delle istruzioni fornite dal fabbricante e dall'installatore, secondo i criteri indicati nell'Allegato I..” del decreto medesimo (fermo restando la precisazione che l'applicazione della  normazione  tecnica  volontaria,  come  le norme ISO, IEC, EN, CEI, UNI, “…conferisce presunzione di  conformità', ma rimane volontaria e non obbligatoria, a  meno  che  non  sia  resa cogente da altre disposizioni” – art. 3, c. 2, cit.). Il richiamato Allegato I, Criteri generali per manutenzione, controllo periodico e sorveglianza di impianti, attrezzature ed altri sistemi di sicurezza antincendio, indica, al riguardo, dapprima il tradizionale obbligo di implementare un “registro dei controlli” dove annotare  “i  controlli  periodici  e  gli  interventi  di manutenzione su impianti, attrezzature ed altri sistemi di  sicurezza antincendio, secondo le cadenze temporali indicate  da  disposizioni, norme e specifiche tecniche pertinenti, nazionali  o  internazionali, nonché' dal manuale d'uso e manutenzione”; detto registro dovrà  essere mantenuto costantemente aggiornato e a disposizione degli  organi  di controllo (par. 1, Allegato citato).

Segue l’inserimento di un nuovo obbligo di “qualifica”  istituito in capo ai tecnici manutentori, con rinvio alle disposizioni legislative e regolamentari vigenti, secondo  la  regola dell'arte, in accordo a norme e specifiche tecniche pertinenti, ed al manuale di uso e manutenzione dell'impianto, dell'attrezzatura o  del sistema di sicurezza antincendio ed elencazione, in Tabella 1 dell’Allegato, di “…alcune possibili norme e specifiche tecniche di riferimento per la  manutenzione  ed  il  controllo  di  impianti, attrezzature ed altri sistemi di sicurezza antincendio, che integrano le disposizioni applicabili”.  Di rilievo, infine, è anche l’ultima previsione del menzionato Allegato che, nell’ottica della condivisione del debito di sicurezza gravante su tutti i lavoratori, prevede che “oltre all'attività' di controllo periodico e alla manutenzione di cui al punto 1, le attrezzature, gli impianti e i sistemi di sicurezza antincendio devono essere sorvegliati con regolarità' dai lavoratori normalmente presenti, adeguatamente istruiti, mediante la predisposizione di idonee liste di controllo.”

L’art. 4 esplode, a propria volta, la disciplina sulla “Qualificazione dei tecnici manutentori”, dapprima con riaffermazione dell’obbligo di condurre gli interventi di manutenzione e i controlli sugli impianti e le attrezzature e le altre misure di sicurezza antincendio da parte di “tecnici manutentori qualificati” e, quindi, con rinvio all’allegato II per una dettagliata disciplina relativa alle modalità' di qualificazione del caso.

La nuova disciplina entra in vigore un anno dopo la data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e, dalla data di entrata in vigore, abroga la pregressa normativa di cui all'articolo 3, comma 1, lettera e), l'articolo 4 e l'allegato VI del decreto del Ministro dell'interno del 10 marzo 1998.

                                                                                                               Avv. Marco Fabrizio

Corso di formazione online "AIA: novità e aspetti critici" il 22-10-2021

 

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AIA: NOVITÀ E ASPETTI CRITICI

Analisi operativa e modalità applicative

 

Venerdì 22 ottobre 2021

Corso da remoto

 

PRESENTAZIONE DEL CORSO

Il Titolo III-bis della parte seconda del D.lgs. n. 152/2006 disciplina la normativa sull’autorizzazione integrata ambientale (AIA) che, nel corso degli anni, si è via via arricchita di circolari ed interpretazioni ministeriali.

Aequilibria e lo Studio Legale Fabrizio propongono mezza giornata di formazione volta ad illustrare il quadro giuridico vigente con spunti ed indirizzi per la soluzione dei principali problemi interpretativi.

Dalla viva voce dell’avv. Marco Fabrizio, uno dei massimi esperti nazionali della materia, sarà infatti possibile ascoltare i principi fondamentali ed applicativi dell’AIA, attraverso l’analisi della disciplina normativa e i contenuti degli allegati tecnici.

 

OBIETTIVI DEL CORSO

Fornire una panoramica sulla normativa in materia di AIA nazionale al fine di non incorrere nelle sanzioni penali, amministrative pecuniarie ed interdittive dell’attività, previste a seconda dell’infrazione.

 

 A CHI È RIVOLTO

Il corso di approfondimento sulla nuova normativa è rivolto ai responsabili ambientali delle aziende ricadenti nella disciplina AIA (Allegato VIII, parte seconda del D.lgs. n.152/2006), ai consulenti e giuristi di settore, agli amministratori delle regioni/province impegnati nel settore IPPC.

 

PROGRAMMA DEL CORSO

08.45 – Registrazione dei partecipanti

09.00 – Test d’ingresso

09.15 – Attività assoggettate e logica della prevenzione integrata

09.30 – La domanda di AIA: documentazione e Schede tecniche

10.00 – Il procedimento di rilascio, rinnovo e riesame; le modifiche sostanziali e non

10.45 – Coffee break

11.00 – Il decreto di AIA: Parere istruttorio conclusivo (PIC) e Piano di monitoraggio e controllo (PMC)

12.00 – Best available techniques (BAT) e BAT AEL

12.30 – Incidenti e imprevisti; Comunicazioni e aspetti sanzionatori

12.45 – Test d’uscita

13.00 – Chiusura della giornata

 

DOCENTE

Marco Fabrizio, avvocato specializzato in Diritto dell’Ambiente; dal 1998 esperto legale di primaria società di certificazione, è autore di numerose pubblicazioni in materia tra cui IL CODICE DELL’AMBIENTE, ed. Il Sole 24 Ore, XIII edizioni; dal 2019 fa parte del gruppo di lavoro di supporto tecnico SOGESID alla D.G. Risanamento ambientale del Ministero della Transizione Ecologica, Div. 5 – Danno ambientale; dal 2014 al 2019 ha fatto parte del gruppo di lavoro ISPRA di supporto tecnico alla Commissione nazionale IPPC-AIA; è iscritto all’Albo degli avvocati e procuratori di Roma, con abilitazione al patrocinio presso le giurisdizioni superiori.

 

QUOTA DI PARTECIPAZIONE E MODALITÀ DI ISCRIZIONE

La quota di partecipazione al corso è di € 220,00 + IVA (per le Pubbliche Amministrazioni tale importo è esente IVA ai sensi dell’art. 10 del D.P.R. 600/1973). L’iscrizione comprende: partecipazione al corso, attestato di partecipazione e materiale didattico. Prima di procedere con il pagamento, attendere la conferma di erogazione del corso da parte di Aequilibria.

É previsto uno sconto del:

  • 15% per ogni dipendente aggiuntivo della stessa società, oppure
  • 10% per chi abbia partecipato ad un corso a pagamento di Aequilibria nell’anno 2020 e/o 2019.

Banca Popolare Etica – Filiale di Vicenza

IBAN IT35O0501811800000016810392

 

PARTECIPAZIONE DA REMOTO

Il corso sarà erogato da remoto venerdì 22 ottobre 2021, dalle ore 09.00 alle ore 13.00.

Per ragioni organizzative si chiede di far pervenire le iscrizioni entro venerdì 15 ottobre 2021 compilando l’apposito Modulo di iscrizione per ricevere l'invito Zoom e le relative istruzioni di collegamento.

Si sottolinea che i requisiti tecnici per la partecipazione da remoto sono di avere:

  • un microfono e una telecamera attivi;
  • auricolari/cuffie per ascoltare singolarmente il corso senza generare rumori di fondo.

Per qualsiasi ulteriore informazione rivolgersi al seguente indirizzo di posta elettronica: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

 

SEGRETERIA DIDATTICA

Aequilibria S.R.L.- Società unipersonale

P.le Martiri delle Foibe, 5 – 30175 Venezia Marghera (VE)

E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Telefono: +39 0418653238 

Sito Internet: www.aequilibria.com/formazione

Normativa sui RIFIUTI e modifiche 2020. Con la Nota MITE 51657 del 14 maggio 2021 diramati preziosi chiarimenti sulla parte quarta del D.lgs. n. 152/2006 mod. dal D.lgs. n. 116/2020.

Con la nota 51657 del 14 maggio 2021 il Ministero della Transizione Ecologica, Direzione generale per l'Economia Circolare (ECI), ha fornito preziosi  chiarimenti alla disciplina della parte quarta del D.lgs. n. 152/2006 modificata dal D.lgs. n. 116/2020. La Nota, trasmessa ai vari Ministeri, alle Regioni e Province autonome, nonché a vari stakeholders si sofferma, tra l'altro, su:

- i principi sulla priorità di gestione dei rifiuti ex art. 179, c. 3, D.lgs. n. 152/2006;

- il principio di prossimità previsto dall'art. 181, c. 5, D.lgs. citato;

- aspetti relativi alla gestione dei rifiuti da costruzione e demolizione, sfalci e potature;

- registro di carico e scarico (in particolare relativamente alle tempistiche di annotazione in carico ai "nuovi produttori");

- formulario di trasporto e modalità di trasmissione;

- portata del nuovo quadrio sanzionatorio agevolato di cui all'art. 258, cc. 9 e 13, D.lgs. citato.

Corso di formazione sulla disciplina AIA-Ippc

Il 14 maggio 2021 si terrà un corso di formazione sulla disciplina AIA, in collaborazione con la soc. di formazione WISE s.r.l. di Pescara.

Il corso è aperto a figure aziendali quali Ingegneri ambientali, HSE, responsabili tecnici della gestione dei rifiuti, RSPP e ASPP, ma anche a neolaureati provenienti da facoltà affini quali scienze ambientali e ingegneria. Obiettivo del corso è conoscere e comprendere i principi dell'Autorizzazione Integrata Ambientale, come può essere ottenuta e mantenuta, la gestione delle comunicazioni periodiche e straordinarie, l’identificazione delle BAT Conclusion e gli aspetti sanzionatori.

Il corso si svolgerà in una sessione da 4 ore ed in modalità da remoto.

I contenuti verteranno su:  

  • campo di applicazione della disciplina AIA;
  • iter per il rilascio dell’autorizzazione;
  • contenuto della domanda e schede tecniche;
  • contenuto autorizzatorio (prescrizioni e piano di monitoraggio e controllo);
  • riesame, rinnovo e modifiche (sostanziali e non);
  • Best Available Technologies (BAT) e BREF;
  • Sanzioni.

Per informazioni è possibile contattare via mail lo studio legale Fabrizio oppure direttamente la WISE s.r.l. all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

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Diritto dell'Ambiente e Sicurezza sul lavoro