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Terre e Rocce da scavo

11/08/2017
In attuazione dell'art. 8, D.L. n. 133/2014, recante Misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attivita' produttive, convertito, con modificazioni, dalla l. n. 164/2014, il D.P.R. 13giugno2017, n.120. “Regolamento recante la disciplina semplificata della gestione delle terre e rocce da scavo, ai sensi dell'articolo 8 del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n. 164.” (pubblicato in Gazzetta Uffixiale n. 183 del 7 agosto 2017) reca un generale riordino, nonché una vagheggiata “semplificazione” della disciplina inerente la gestione delle terre e rocce da scavo, con particolare riferimento: a) alla gestione delle terre e rocce da scavo qualificate come sottoprodotti, ai sensi dell'art. 184-bis, D.lgs.n.152/2006, provenienti da cantieri di piccole dimensioni, di grandi dimensioni e di grandi dimensioni non assoggettati a VIA o a AIA, compresi quelli finalizzati alla costruzione o alla manutenzione di reti e infrastrutture; b) alla disciplina del deposito temporaneo delle terre e rocce da scavo qualificate come rifiuti; c) all'utilizzo nel sito di produzione delle terre e rocce da scavo escluse dalla disciplina dei rifiuti; d) alla gestione delle terre e rocce da scavo nei siti oggetto di bonifica. Si intende per “terre e rocce da scavo” : “il suolo escavato derivante da attivita' finalizzate alla realizzazione di un'opera, tra le quali: scavi in genere (sbancamento, fondazioni, trincee); perforazione, trivellazione, palificazione, consolidamento; opere infrastrutturali (gallerie, strade); rimozione e livellamento di opere in terra…” se del caso potendo contenere, le terre e rocce da scavo,”… anche i seguenti materiali: calcestruzzo, bentonite, polivinilcloruro (PVC), vetroresina, miscele cementizie e additivi per scavo meccanizzato, purche' le terre erocce contenenti tali materiali non presentino concentrazioni di inquinanti superiori ai limiti di cui alle colonne A e B, Tabella 1, Allegato 5, al Titolo V, della Parte IV, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, per la specifica destinazione d'uso” (art.2,c.1,lett.C, D.P.R.in oggetto). La nuova disciplina non risulta,peraltro, applicabile all’immersione in mare di materiale derivante da attivita' di escavo e attivita' di posa in mare di cavi e condotte di cui all’art. 109, D.lgs.n.152/2006, né ai rifiuti provenienti direttamente dall'esecuzione di interventi di demolizione di edifici o di altri manufatti preesistenti, la cui gestione resta disciplinata sub Parte IV del D.lgs.n.152/2006 (rifiuti in generale). Al di la della menzionata ”semplificazione” della materia, perseguita dal legislatore in via strettamente teorica…, il pregio del decreto è quello di recare in sé un generale riordino della materia, affrontando tutta (o quasi) la variegata e complessa casistica tipica a fronte della generale bipartizione delle “terre e rocce da scavo che soddisfano la definizione di sottoprodotto” (titolo II, articoli da 4 a 22 divisi in quattro capi) e le “terre e rocce da scavo qualificate come rifiuti” (titolo III, art.23), per poi disciplinare le “terre e rocce da scavo escluse dall'ambito di applicazione della disciplina sui rifiuti” (titolo IV,art.24) e le “terre e rocce da scavo nei siti oggetto di bonifica” (titolo V,artt.25-26). Sotto il primo profilo,i Criteri per qualificare le terre e rocce da scavo come sottoprodotti (art.4, titolo II cit.) (in cantieri di piccole dimensioni, in cantieri di grandi dimensioni e in cantieri di grandi dimensioni non sottoposti a VIA e AIA), prevedono che ai sensi dell'art. 183, c. 1, lett. qq), del D.lgs. n. 152/2006, le terre e rocce da scavo per essere qualificate sottoprodotti debbano soddisfare i seguenti requisiti: a) essere generate durante la realizzazione di un'opera, di cui costituiscono parte integrante e il cui scopo primario non e' la produzione di tale materiale; b) il loro utilizzo sia conforme alle disposizioni del piano di utilizzo di cui all'art. 9 o della dichiarazione di (utilizzo) di cui all'art. 21, decr. in oggetto, e che ciò si realizzi: 1) nel corso dell'esecuzione della stessa opera nella quale e' stato generato o di un'opera diversa, per la realizzazione di reinterri, riempimenti, rimodellazioni, rilevati, miglioramenti fondiari o viari, recuperi ambientali oppure altre forme di ripristini e miglioramenti ambientali; 2) in processi produttivi, in sostituzione di materiali di cava; c) siano idonee ad essere utilizzate direttamente, ossia senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale; d) soddisfano i requisiti di qualita' ambientale espressamente previsti dal Capo II o dal Capo III o dal Capo IV del regolamento, per le modalita' di utilizzo specifico di cui alla lettera b) cit.. (art.4, D.P.R. n.120/2017). L’art.2,c.1,lett. o) del D.P.R., definendo i casi di normale pratica industriale, considera tali “…quelle operazioni, anche condotte non singolarmente, alle quali possono essere sottoposte le terre e rocce da scavo, finalizzate al miglioramento delle loro caratteristiche merceologiche per renderne l'utilizzo maggiormente produttivo e tecnicamente efficace”,aggiungendo che “fermo il rispetto dei requisiti previsti per i sottoprodotti e dei requisiti di qualita' ambientale, il trattamento di normale pratica industriale garantisce l'utilizzo delle terre rocce da scavo conformemente ai criteri tecnici stabiliti dal progetto” rinviando all'allegato 3 del decreto per l’elencazione di “ alcune delle operazioni piu' comunemente effettuate, che rientrano tra le operazioni di normale pratica industriale”. E’, altresì, previsto come nei casi in cui le terre e rocce da scavo contengano materiali di riporto, la componente di materiali di origine antropica frammisti ai materiali di origine naturale non potrà superare la quantita' massima del 20% in peso, da quantificarsi secondo la metodologia di cui all'allegato 10 del nuovo decreto. Inoltre, in aggiunta al rispetto dei requisiti di qualita' ambientale di cui alla menzionata lettera d), le matrici materiali di riporto dovranno essere sottoposte al test di cessione, effettuato secondo le metodiche di cui al D.M. 5 febbraio 1998, recante Individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti alle procedure semplificate di recupero», per i parametri pertinenti, ad esclusione del parametro amianto, al fine di accertare il rispetto delle concentrazioni soglia di contaminazione delle acque sotterranee, di cui alla Tabella 2, Allegato 5, al Titolo 5, della Parte IV, D.lgs. n.152/2006, o comunque, dei valori di fondo naturale stabiliti per il sito e approvati dagli enti di controllo (al contrario nel caso di utilizzo nel sito di produzione delle terre e rocce da scavo contenenti amianto presente negli affioramenti geologici naturali, alle terre e rocce da scavo, ai fini del loro utilizzo quali sottoprodotti, dovrà essere applicata per il parametro amianto la Tabella 1, Allegato 5, al Titolo V, della Parte IV, D.lgs.n.152/2006, secondo quanto previsto dall'allegato 4 al decreto in oggetto – con esclusione per il parametro amianto dall'applicazione del test di cessione). La sussistenza di tutte le menzionate condizioni dovrà essere attestata tramite la predisposizione e la trasmissione del piano di utilizzo o della dichiarazione di utilizzo cui all'art. 21,nuovo decreto nonche' della dichiarazione di avvenuto utilizzo in conformita' alle previsioni del medesimo regolamento. La Dichiarazione di utilizzo di cui all’art. 21 è,invero,quello prevista per i cantieri di piccole dimensioni definiti dalla lett. t),c.1,art.2del decreto come “cantiere in cui sono prodotte terre e rocce da scavo in quantita' non superiori a seimila metri cubi, calcolati dalle sezioni di progetto, nel corso di attivita' e interventi autorizzati in base alle norme vigenti, comprese quelle prodotte nel corso di attivita' o opere soggette a valutazione d'impatto ambientale o ad autorizzazione integrata ambientale di cui alla Parte II del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152”.In casi siffatti la sussistenza delle sopra rammentate condizioni previste dall'art. 4, affinché le terre e rocce da scavo possano essere considerate sottoprodotti, e' attestata dal produttore tramite una dichiarazione sostitutiva di atto di notorieta' ex art. 47,D.P.R.n.445/2000, con la trasmissione, anche solo in via telematica, almeno 15 giorni prima dell'inizio dei lavori di scavo, del modulo di cui all'allegato 6 al comune del luogo di produzione e all'ARPA territorialmente competente, con ivi indicazione delle quantita' di terre e rocce da scavo destinate all'utilizzo come sottoprodotti, l'eventuale sito di deposito intermedio, il sito di destinazione, gli estremi delle autorizzazioni per la realizzazione delle opere e i tempi previsti per l'utilizzo, che non possono comunque superare un anno dalla data di produzione delle terre e rocce da scavo, salvo il caso in cui l'opera nella quale le terre e rocce da scavo qualificate come sottoprodotti sono destinate ad essere utilizzate, preveda un termine di esecuzione superiore. Detta Dichiarazione è considerata quale assolvimento della funzione del Piano di utilizzo di cui all'art. 2, c. 1, lett. f), del decreto, ovvero risulta equipollente a “il documento nel quale il proponente attesta, ai sensi dell'articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, il rispetto delle condizioni e dei requisiti previsti dall'articolo 184-bis del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e dall'articolo 4 del presente regolamento, ai fini dell'utilizzo come sottoprodotti delle terre e rocce da scavo generate in cantieri di grandi dimensioni” (art.2,c.1, lett.f cit.). Il Deposito intermedio delle terre e rocce da scavo potrà essere effettuato nel sito di produzione, nel sito di destinazione o in altro sito a condizione che siano rispettati i seguenti requisiti: a) il sito rientra nella medesima classe di destinazione d'uso urbanistica del sito di produzione, nel caso di sito di produzione i cui valori di soglia di contaminazione rientrano nei valori di cui alla colonna B, Tabella 1, Allegato 5, al Titolo V, della Parte IV, del D.lgs.n.152/2006, oppure in tutte le classi di destinazioni urbanistiche, nel caso in cui il sito di produzione rientri nei valori di cui alla colonna A, Tabella 1, Allegato 5, al Titolo V, della Parte IV, del medesimo decreto legislativo; b) l'ubicazione e la durata del deposito siano indicate nel piano di utilizzo o nella dichiarazione di cui all'art. 21; c) la durata del deposito non puo' superare il termine di validita' del piano di utilizzo o della dichiarazione di cui all'art. 21; d) il deposito delle terre e rocce da scavo sia fisicamente separato e gestito in modo autonomo anche rispetto ad altri depositi di terre e rocce da scavo oggetto di differenti piani di utilizzo o dichiarazioni di cui all'art. 21, e a eventuali rifiuti presenti nel sito in deposito temporaneo; e) il deposito delle terre e rocce da scavo sia conforme alle previsioni del piano di utilizzo o della dichiarazione di cui all'art. 21 e sia identificabile tramite segnaletica posizionata in modo visibile, nella quale sono riportate le informazioni relative al sito di produzione, alle quantita' del materiale depositato, nonche' i dati amministrativi del piano di utilizzo o della dichiarazione di cui all'art. 21 (art.5,c.1, D.P.R. in oggetto). Si consideri come, fermo restando la facoltà concessa al proponente/produttore di individuare nel piano di utilizzo o nella dichiarazione di cui all'art. 21, anche piu' siti di deposito intermedio idonei, in caso di variazione del sito di deposito intermedio indicato nel piano di utilizzo o nella dichiarazione di cui all'art. 21, il proponente/produttore dovrà aggiornare il piano o la dichiarazione in conformita' alle procedure previste dalla nuova disciplina, mentre il decorso del periodo di durata del deposito intermedio indicato nel piano di utilizzo o nella dichiarazione di cui all'art. 21, comporterà il venir meno, con effetto immediato, della qualifica di sottoprodotto delle terre e rocce non utilizzate in conformita' al piano di utilizzo o alla dichiarazione di cui all'art. 21 e, pertanto, l’obbligo di gestore le medesime terre e rocce quali rifiuti ai sensi della Parte IV, D.lgs.n.152/2006. Per il Trasporto fuori dal sito di produzione di terre e rocce da scavo qualificate come sottoprodotti, dovrà essere utilizzata una documentazione conforme a quanto previsto nell’allegato 7, considerata equivalente, ai fini della responsabilita' di cui all'art. 8,D.lgs.n.286/2005, alla copia del contratto in forma scritta di cui all'articolo 6 del medesimo decreto legislativo, da predisporre in triplice copia (una per il proponente o per il produttore, una per il trasportatore e una per il destinatario, anche se del sito intermedio) e da conservare per tre anni (nel caso in cui il proponente e l’esecutore siano soggetti diversi, una quarta copia della documentazione dovrà essere conservata dall'esecutore) (art.6, D.P.R. in oggetto). Venendo all’altro corno del dilemma, ovvero nel caso in cui le terre e rocce da scavo siano qualificate come rifiuti, con attribuzione dei codici dell'elenco europeo dei rifiuti 17.05.04 o 17.05.03*, il deposito temporaneo di cui all'art. 183, c. 1, lett. bb), D.lgs.n.152/2006, dovrà essere effettuato, attraverso il raggruppamento e il deposito preliminare alla raccolta realizzati presso il sito di produzione, nel rispetto delle seguenti condizioni: a) le terre e rocce da scavo qualificate come rifiuti contenenti inquinanti organici persistenti di cui al regolamento (CE) 850/2004 dovranno essere depositate nel rispetto delle norme tecniche che regolano lo stoccaggio dei rifiuti contenenti sostanze pericolose e gestite conformemente al predetto regolamento; b) le terre e rocce da scavo dovranno essere raccolte e avviate a operazioni di recupero o di smaltimento secondo una delle seguenti modalita' alternative: 1) con cadenza almeno trimestrale, indipendentemente dalle quantita' in deposito; 2) quando il quantitativo in deposito raggiunga complessivamente i 4000 metri cubi, di cui non oltre 800 metri cubi di rifiuti classificati come pericolosi (in ogni caso il deposito temporaneo non puo' avere durata superiore ad un anno); c) il deposito dovrà essere effettuato nel rispetto delle relative norme tecniche; d) nel caso di rifiuti pericolosi, il deposito dovrà essere realizzato nel rispetto delle norme che disciplinano il deposito delle sostanze pericolose in essi contenute e in maniera tale da evitare la contaminazione delle matrici ambientali, garantendo in particolare un idoneo isolamento dal suolo, nonche' la protezione dall'azione del vento e dalle acque meteoriche, anche con il convogliamento delle acque stesse (art.23 del nuovo decreto). Da ultimo l’art. 24 del decreto tratta la questione dell’Utilizzo nel sito di produzione delle terre e rocce escluse dalla disciplina rifiuti, rammentando, innanzitutto, come ai fini dell'esclusione dall'ambito di applicazione della normativa sui rifiuti, le terre e rocce da scavo dovranno essere conformi ai requisiti di cui all'art. 185, c. 1, lett. c), D.lgs.n.152/2006,circa le Esclusioni dall'ambito di applicazione della parte quarta del D.lgs.n.152/2006(tra cui la richiamata lett. c), relativa a “ il suolo non contaminato e altro materiale allo stato naturale escavato nel corso di attivita' di costruzione, ove sia certo che esso verra' riutilizzato a fini di costruzione allo stato naturale e nello stesso sito in cui e' stato escavato”), e in particolare con obbligo di utilizzo nel sito di produzione, con rinvio all’allegato 4 del nuovo D.P.R. per quanto riguarda le Procedure di caratterizzazione chimico-fisiche e l’accertamento delle qualita' ambientali, e con una normativa particolare nel caso in cui la produzione di terre e rocce da scavo avvenga nell'ambito della realizzazione di opere o attivita' sottoposte a valutazione di impatto ambientale. Da un punto di vista di applicabilità della nuova disciplina è previsto che i piani e i progetti di utilizzo gia' approvati prima dell'entrata in vigore del nuovo regolamento restano disciplinati dalla relativa normativa previgente, che sarà efficace anche per tutte le modifiche e gli aggiornamenti dei suddetti piani e progetti intervenuti successivamente all'entrata in vigore del regolamento in oggetto. Nel caso, invece, di progetti per i quali alla data di entrata in vigore del nuovo regolamento e' in corso una procedura ai sensi della normativa previgente questi resteranno disciplinati dalle relative disposizioni, fatta comunque salva la facolta' di presentare, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del regolamento (dunque entro il 20 dicembre 2017) il Piano di utilizzo di cui al nuovo art. 9 o la Dichiarazione di utilizzo di cui al nuovo art. 21 ai fini dell'applicazione delle disposizioni della nuova disciplina. A loro volta le disposizioni contenute nel menzionato art. 24, saranno applicabili, su richiesta del proponente, anche alle procedure di VIA gia' avviate purche' non sia gia' stato emanato il provvedimento finale. Dal 22 agosto 2017, data di entrata in vigore del nuovo decreto, risulta, infine, abrogata la pregressa disciplina di cui al D.M. n. 161/2012, nonché il comma2-bis dell’art. 184-bis, D.lgs. n. 152/2006,e gi articoli 41, comma 2 (ricorso al barrieramento fisico consentito solo nel caso in cui non sia possibile conseguire altrimenti gli obiettivi di gestione delle acque sotterrane emunte secondo l’art.243,c.1,D.lgs.n.152/2006) e 41-bis (precedente gestione quali sottoprodotti delle terre riocce da scavo in aggiunta al D.M.n. 161/2012) del D.L. n. 69/2013, convertito, con modd., dalla l. n. 98/2013. Avv. Marco Fabrizio
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