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SOTTOPRODOTTI. Ulteriori chiarimenti dalla Circolare 7619 del 30 maggio 2017.

06/06/2017
Il D.M. n. 264/2016 , Regolamento recante criteri indicativi per agevolare la dimostrazione della sussistenza dei requisiti per la qualifica dei residui di produzione come sottoprodotti e non come rifiuti, si pone come un’importante documento interpretativo per comprendere, con sufficienti margini di certezza, quando ci si trovi innanzi ad un sottoprodotto ai sensi dell’art.184-bis, D.lgs.n.152/2006 e succ.modd.. E' tuttavia lo stesso decreto 264 che ammette la propria parziale portata interpretativa, affermando,in apertura, come i requisiti e le condizioni richiesti per escludere un residuo di produzione dal campo di applicazione della normativa sui rifiuti devono,comunque, essere valutati ed accertati “…alla luce del complesso delle circostanze” (art.1, c. 2) “… fatta salva – espressamente – la possibilita' di dimostrare, con ogni mezzo ed anche con modalita' e con riferimento a sostanze ed oggetti diversi da quelli precisati nel…. decreto, o che soddisfano criteri differenti, che una sostanza o un oggetto derivante da un ciclo di produzione non e' un rifiuto, ma un sottoprodotto” (art.4,c.2). Tale aspetto è stato più chiaramente ribadito dalla ancora più recente Circolare interpretativa del decreto 264 emessa dal Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare –Dir.Gen.per i Rifiuti e l’inquinamento, prot.n.0007619 del 30 maggio 2017, che, in risposta agli intuibili interrogativi suscitati dal decreto n. 264, afferma, altrettanto espressamente, come “il Regolamento n. 264 del 2016 non innova in alcun modo la disciplina sostanziale generale del settore…” aggiungendo che “il Decreto non contiene né un “elenco” di materiali senz’altro qualificabili alla stregua di sottoprodotti, né un elenco di trattamenti ammessi sui medesimi in quanto senz’altro costituenti “normale pratica industriale”, dovendo comunque essere rimessa la valutazione del rispetto dei criteri indicati ad una analisi caso per caso, come anche precisato nell’articolo 1, comma 2 del Regolamento, ai sensi del quale «i requisiti e le condizioni richiesti per escludere un residuo di produzione dal campo di applicazione della normativa sui rifiuti sono valutati ed accertati alla luce del complesso delle circostanze»”. La menzionata Circolare dichiara”… ferma la libertà di dimostrare la sussistenza dei requisiti richiesti con ogni mezzo e con riferimento a materiali o sostanze diversi da quelli espressamente disciplinati negli allegati, anche mantenendo i sistemi e le procedure aziendali adottati prima dell’entrata in vigore del Decreto o scegliendone di diversi, ferma restando la vincolante applicazione delle pertinenti norme di settore”, in definitiva ribadendo che “…l’utilizzazione degli strumenti indicati dal Decreto rimane frutto di una adesione volontaria e non può in alcun modo essere considerata condizione necessaria per il legittimo svolgimento di una attività di gestione di sottoprodotti, per l’autorizzazione della quale non potrà mai richiedersi l’obbligatoria adesione alle procedure e agli strumenti disciplinati dal Regolamento”. Ciò detto è, peraltro, apprezzabile lo sforzo interprativo perseguito dal legislatore che, in maniera ravvicinata, affronta una delle questioni maggiormente complesse del vigente diritto ambientale. A nostro avviso appare, pertanto, opportuno sottolineare i principali chiarimenti contenuti nella Circolare,quali: - La linearità circa la genesi del”sottoprodotto”, tale che la qualifica di sottoprodotto non potrà mai essere acquisita “in un tempo successivo alla generazione del residuo”, non potendo un materiale qualificato come rifiuto divenire sottoprodotto (conforme a Cass. pen., sent. n. 20886/2013); - L’utilità della Scheda tecnica ex allegato al D.M. n. 264/2016 ai fini probatori per dimostrare il possesso dei requisiti di cui all’art.184-bis, D.lgs.n. 152/2006 e succ.modd..; - L’esatta efficacia dell’iscrizione nella speciale sezione della Camera di Commercio alla quale,secondo il D.M. n.264,dono tenuti ad iscriversi i produttori così come gli utilizzatori di sottoprodotti, da leggere nel’ottica di uno strumento di mercato istituito alfine di favorire l’incontro della domanda e offerta di sottoprodotti ma non già da intendersi quale requisito abilitativo per la produzione o l’utilizzo di sottoprodotti (che, come è noto,si basa su requisiti oggettivi). La Circolare,con il suo Allegato Tecnico-Giuridico, si pone,inoltre, quale vademecum alla corretta compilazione della scheda tecnica per la produzione/riutilizzo di sottoprodotti e potrà essere apprezzata nei medesimi termini. Suscita, peraltro, perplessità il monito contenuto al par.3del menzionato Allegato allorché il legislatore, dopo avere ribadito, ancora, “….la libertà per gli operatori di dimostrare la sussistenza dei requisiti richiesti dalla legge con ogni mezzo …” (tale da dover “… senz’altro escludere che possa in alcun modo essere considerata condizione necessaria per il legittimo svolgimento di una attività di gestione di sottoprodotti l’utilizzazione degli strumenti disciplinati dal decreto…”), subito dopo affermi,a corollario di ciò, che “.., per nessun atto abilitativo, comunque denominato, potrà mai richiedersi l’obbligatoria adesione alle procedure e agli strumenti disciplinati dal Regolamento”,in tal senso vincolando non poco la discrezionalità propria delle amministrazioni regionali e centrali (ISPRA) destinatarie del documento e deputate al rilascio delle autorizzazioni ordinarie ambientali piuttosto che del Piano di monitoraggio e controllo (PMC) in seno all’autorizzazione integrata ambientale (AIA). Avv. Marco Fabrizio
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