Studio legale Fabrizio
Se vedi questo testo devi installare Macromedia's Flash Player per vedere il video
Torna all'elenco news

Requisiti dei SOTTOPRODOTTI.

02/03/2017
Con il Decreto 13 ottobre 2016, n. 264, del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, “Regolamento recante criteri indicativi per agevolare la dimostrazione della sussistenza dei requisiti per la qualifica dei residui di produzione come sottoprodotti e non come rifiuti” (pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 38 del 15 febbraio 2017) il legislatore ha fissato gli attesi criteri indicativi per agevolare la dimostrazione della sussistenza dei requisiti per la qualifica dei residui di produzione come sottoprodotti e non come rifiuti “…al fine di favorire ed agevolare l'utilizzo come sottoprodotti di sostanze ed oggetti che derivano da un processo di produzione… … nonche' per assicurare maggiore uniformita' nell'interpretazione e nell'applicazione della definizione di rifiuto” (art.1, c.1) nella considerazione, tra l’altro, “che il regime dei sottoprodotti contribuisce alla dissociazione della crescita economica dalla produzione di rifiuti in quanto favorisce l'innovazione tecnologica per il riutilizzo di residui di produzione nel medesimo o in un successivo ciclo produttivo, limita la produzione di rifiuti, nonche' riduce il consumo di materie prime vergini” (I° considerato) e “che l'impiego dei sottoprodotti non puo' prescindere da un quadro normativo e amministrativo certo, con particolare riferimento alle modalita' con le quali il produttore e l'utilizzatore possono dimostrare che sono soddisfatte le condizioni di cui all'articolo 184-bis, comma 1, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152” (II°considerato). Tanto premesso il decreto esordisce affermando come i requisiti e le condizioni richiesti per escludere un residuo di produzione dal campo di applicazione della normativa sui rifiuti devono essere valutati ed accertati “…alla luce del complesso delle circostanze” e devono essere soddisfatti “in tutte le fasi della gestione dei residui, dalla produzione all'impiego nello stesso processo o in uno successivo” (art.1, c. 2), subito dopo rinviando all’allegato I del decreto medesimo recante, per specifiche categorie di residui produttivi, un elenco delle principali norme che regolamentano l'impiego dei residui medesimi, nonche' una serie di operazioni e di attivita' che possono costituire “normali pratiche industriali”, alle condizioni previste dall'articolo 6 del decreto, ovvero purché trattasi di “…operazioni che costituiscono parte integrante del ciclo di produzione del residuo, anche se progettate e realizzate allo specifico fine di rendere le caratteristiche ambientali o sanitarie della sostanza o dell'oggetto idonee a consentire e favorire, per l'utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell'ambiente e a non portare ad impatti complessivi negativi sull'ambiente” (art.6,c.2 cit.). Ciò premesso il decreto si applica ai “residui di produzione”, intendendo come tali ogni materiale o sostanza che non e' deliberatamente prodotto in un processo di produzione e che puo' essere o non essere un rifiuto (art.2,c.1, lett. b), non potendo, di contro, applicarsi: a) ai “prodotti” ex art. 2, c. 1,lett. a), decr. in oggetto (ogni materiale o sostanza che e' ottenuto deliberatamente nell'ambito di un processo di produzione o risultato di una scelta tecnica. In molti casi e' possibile identificare uno o piu' prodotti primari); b) alle sostanze e ai materiali esclusi dal regime dei rifiuti ai sensi dell'art. 185 del D.lgs. n.152/2006; c) ai residui derivanti da attivita' di consumo. Resta ferma, peraltro, la disciplina in materia di gestione di specifiche tipologie e categorie di residui, tra cui le norme in materia di gestione delle terre e rocce da scavo. Le condizioni generali che devono essere soddisfatte da un “residuo di produzione” (naturalmente in armonia con i principi base contenuti nell’art.184-bis del D.lgs.n.152/2006) affinché possa accedere al regime dei sottoprodotti, invece che a quello dei rifiuti, sono definite all’art.4 del decreto, a cominciare dal fatto che il produttore sia in grado di dimostrare che “…non essendo stati prodotti volontariamente e come obiettivo primario del ciclo produttivo” i residui in questione “…sono destinati ad essere utilizzati nello stesso o in un successivo processo, dal produttore medesimo o da parte di terzi”. A tal fine, in ogni fase della gestione del residuo, è richiesto che venga fornita la dimostrazione che sono soddisfatte tutte le condizioni già tipizzanti il regime dei sottoprodotti ai sensi dell’art. 184-bis citato,ovvero che: a) la sostanza o l'oggetto e' originato da un processo di produzione, di cui costituisce parte integrante e il cui scopo primario non e' la produzione di tale sostanza od oggetto; b) e' certo l'utilizzo della sostanza o dell'oggetto nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o di utilizzazione da parte del produttore o di terzi; c) la sostanza o l'oggetto puo' essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale; d) l'ulteriore utilizzo e' legale, ossia la sostanza o l'oggetto soddisfa, per l'utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell'ambiente e non portera' a impatti complessivi negativi sull'ambiente o la salute umana. Ciò premesso il decreto prosegue indicando alcune modalita' con cui sarà necessario provare la sussistenza delle menzionate circostanze, fatta salva, peraltro, la possibilita' di dimostrare che una sostanza o un oggetto derivante da un ciclo di produzione non e' un rifiuto, ma un sottoprodotto, anche “…con ogni mezzo ed anche con modalita' e con riferimento a sostanze ed oggetti diversi… o che soddisfano criteri differenti” e sempre fatto salvo,peraltro, l'obbligo di rispettare i requisiti di impiego e di qualita' previsti da eventuali pertinenti normative di settore (es. end of waste per residui ferrosi) (art.4,c.2). Innovando al precedente regime il decreto in questione richiede, quindi, quale prerequisito per le finalità in argomento, che il produttore e l'utilizzatore del sottoprodotto debbano iscriversi senza alcun onere economico, in apposito elenco pubblico istituito presso le Camere di commercio territorialmente competenti,ivi specificando anche la tipologia dei sottoprodotti oggetto di attività (art.4,c.3,e art.10,c.2), nonché con ulteriore obbligo di conservare per tre anni (e rendere disponibile all'autorita' di controllo) la documentazione indicata per le specifiche ipotesi di riutilizzo dei sottoprodotti. Nello specifico il decreto in argomento descrive dettagliatamente i tre requisiti di cui alle condizioni b), c) e d) sopra citate, ovvero che: - Sotto il profilo della certezza dell’utilizzo, tale requisito, tanto caro alla giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea , dovrà essere dimostrato fin dal momento della produzione del residuo e fino al momento dell'impiego dello stesso; a tali fini è previsto che tanto il produttore quanto il detentore dovranno assicurare, ciascuno per quanto di propria competenza, l'organizzazione e la continuita' di un sistema di gestione, ivi incluse le fasi di deposito e trasporto, che, per tempi e per modalita', consente l'identificazione e l'utilizzazione effettiva del sottoprodotto. Inoltre, fino al momento dell'impiego del sottoprodotto, il deposito ed il trasporto dovranno essere effettuati nel rispetto di quanto previsto dall'art. 8 del decreto, con reviviscenza della disciplina in materia di rifiuti, qualora, in considerazione delle modalita' di deposito o di gestione dei materiali o delle sostanze, siano accertati l'intenzione, l'atto o il fatto di disfarsi degli stessi. Proseguendo il decreto richiede una congruità tra la tipologia, la qualità e la quantità dei residui da impiegare e l'utilizzo previsto per gli stessi (art.5,c.2). Relativamente,inoltre, alla certezza dell'utilizzo di un residuo in un ciclo di produzione diverso da quello da cui e' originato il legislatore richiede che l'attivita' o l'impianto in cui il residuo deve essere utilizzato sia individuato o individuabile gia' al momento della produzione dello stesso e, soprattutto – come sempre sostenuto dalla dottrina – l’importanza, quale elemento di prova in tal senso, dell'esistenza di rapporti o impegni contrattuali tra il produttore del residuo, eventuali intermediari e gli utilizzatori, dai quali evincere le informazioni relative alle caratteristiche tecniche dei sottoprodotti, alle relative modalita' di utilizzo e alle condizioni della cessione che devono risultare vantaggiose e assicurare la produzione di una utilita' economica o di altro tipo . Ancora innovando alla disciplina pregressa il decreto descrive una modalità alternativa volta a comprovare il rispetto del requisito della certezza in questione, tale che, in mancanza della documentazione sopra menzionata, il requisito della certezza dell'utilizzo e l'intenzione di non disfarsi del residuo potranno essere dimostrati mediante la predisposizione di una Scheda tecnica contenente le informazioni indicate all'allegato 2 del D.M.in oggetto, necessarie a consentire l'identificazione dei sottoprodotti dei quali e' previsto l'impiego e l'individuazione delle caratteristiche tecniche degli stessi, nonche' del settore di attivita' o della tipologia di impianti idonei ad utilizzarli, nonché descrittiva delle tempistiche e modalita' congrue per il deposito e per la movimentazione dei sottoprodotti, dalla produzione del residuo, fino all'utilizzo nel processo di destinazione; tali schede tecniche dovranno essere numerate, vidimate e gestite presso le locali CCIAA con le procedure e le modalita' fissate dalla normativa sui registri IVA, consentendosi il corretto assolvimento in tal senso anche attraverso l’utilizzo di carta formato A4, regolarmente vidimata e numerata. - Per quanto riguarda il requisito dell’utilizzo diretto senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale l’art. 6 del decreto specifica che non costituiscono normale pratica industriale “…i processi e le operazioni necessari per rendere le caratteristiche ambientali della sostanza o dell'oggetto idonee a soddisfare, per l'utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell'ambiente e a non portare a impatti complessivi negativi sull'ambiente, salvo il caso in cui siano effettuate nel medesimo ciclo produttivo…” aggiungendo, riguardo tale ultimo aspetto, comunque come “rientrano, in ogni caso, nella normale pratica industriale le attivita' e le operazioni che costituiscono parte integrante del ciclo di produzione del residuo, anche se progettate e realizzate allo specifico fine di rendere le caratteristiche ambientali o sanitarie della sostanza o dell'oggetto idonee a consentire e favorire, per l'utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell'ambiente e a non portare ad impatti complessivi negativi sull'ambiente”; in altre parole pare di comprendere che la “normale pratica industriale” dovrà essere uno step del processo di produzione originario qualora il residuo non esca dal processo già con caratteristiche di compatibilità ambientale (nel senso di assenza,in caso di riutilizzo,di impatti negativi per l’ambiente), altrimenti divenendo necessario che tale passaggio avvenga all’interno del medesimo processo di produzione del prodotto originario; - Da ultimo in riferimento agli importanti requisiti di impiego e di qualità ambientale di cui alla lett.d) sopra indicata l’art. 7 specifica che la scheda tecnica di cui all'allegato II contiene, tra l'altro, le informazioni necessarie a consentire la verifica delle caratteristiche del residuo e la conformita' dello stesso rispetto al processo di destinazione e all'impiego previsto, stranamente, tuttavia, non trovandosi esplicita traccia, in detta Scheda, della necessità di produrre analisi volte a comprovare il rispetto di eventuali valori limite ammissibili per i comparti ambientali interessati dall’attività di riutilizzo (aria e acqua in primis). Ancora in maniera inedita il decreto introduce una disciplina ad hoc (art. 8) per il deposito e la movimentazione dei sottoprodotti, fino a che non siano effettivamente utilizzati, richiamando il rispetto delle specifiche norme tecniche, se disponibili, e delle regole di buona pratica, richiedendo (ovviamente) di evitare spandimenti accidentali e la contaminazione delle matrici ambientali nonché demandando la prevenzione e minimizzazione della formazione di emissioni diffuse nonché la diffusione di odori. E’, inoltre, richiesto, con terminologia un po’ generica (e pertanto suscettibile di differenti interpretazioni), che nelle fasi di deposito e trasporto del sottoprodotto siano garantite: a) la separazione dei sottoprodotti da rifiuti, prodotti, o oggetti, o sostanze con differenti caratteristiche chimico fisiche, o destinati a diversi utilizzi; b) l'adozione delle cautele necessarie ad evitare l'insorgenza di qualsiasi problematica ambientale, o sanitaria, nonche' fenomeni di combustione, o la formazione di miscele pericolose, o esplosive; c) l'adozione delle cautele necessarie ad evitare l'alterazione delle proprieta' chimico-fisiche del sottoprodotto, o altri fenomeni che possano pregiudicarne il successivo impiego; d) la congruita' delle tempistiche e delle modalita' di gestione, considerate le peculiarita' e le caratteristiche del sottoprodotto, nel rispetto di quanto indicato nella Scheda tecnica (per tipologia di sottoprodotti) di cui all'allegato 1 del decreto medesimo (art.8, c.2). Ultimi aspetti, ma non per importanza, sono la possibilità comunque riconosciuta, a seguito di predisposizione della menzionata Scheda tecnica (e sottoscrizione della correlata dichiarazione di conformità), che il deposito ed il trasporto possano essere effettuati anche accumulando sottoprodotti provenienti da diversi impianti o attivita' (purche' in possesso delle medesime caratteristiche e senza alterazione dei requisiti che ne garantiscono l'utilizzo secondo la nuova disciplina), e la delimitazione della responsabilita' del produttore (o del cessionario) in relazione alla gestione del sottoprodotto, circoscritta alle fasi precedenti alla consegna dello stesso all'utilizzatore o a un intermediario (mentre in caso di impiego da parte del produttore medesimo, lo stesso conserverà la responsabilita' per la gestione del sottoprodotto nella fase di utilizzo). Come accennato, nella consapevolezza dell’importanza economica del mercato del riutilizzo e al fine di favorire lo scambio e la cessione dei sottoprodotti, il decreto richiede alle CCIAA di istituire un apposito elenco in cui sono tenuti ad iscriversi, senza alcun onere, i produttori e gli utilizzatori di sottoprodotti,con indicazione oltre che delle generalita' e contatti dei soggetti iscritti, anche la tipologia dei sottoprodotti oggetto di attivita'. La nuova disciplina è entrata in vigore il 2 marzo 2017. Avv. Marco Fabrizio
ultime news pubblicate
Valutazione di Impatto Sanitario: il Ministero della Salute vara le Linee Guida in materia di VIS
03/06/2019
A quando l'ampliamento dei soggetti obbligati?

Relazione di Riferimento, il Ministero ci ripensa.
20/05/2019
Con il D.M. n. 104 del 15 aprile 2019 il MATTM emana le nuove Linee guida.

SISTRI atto finale?
28/12/2018
Con il D.L. semplificazione si torna ai tradizionali registri di carico e scarico e al formulario cartaceo per il trasporto rifiuti.